Glossario Tecniche orafe e argentiere |
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Agèmina
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Il nome deriva dall’arabo Agiau = Persia. Presente nell’arte egea ed egizia intorno al 1500 a.c. ha quale altro nome: “damaschinatura” che deriva dalla città di Damasco. Propriamente la decorazione consiste, mediante incastro per battitura a freddo di fili o lamine di argento o oro, in genere di metalli più teneri, in appositi solchi o nicchie, il tutto con lo scopo di decorare i manufatti.
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Argentatura
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L’argentatura non galvanica su metalli nobili e non, era tecnica già nota agli antichi Egizi ed Arabi lo confermano i ritrovamenti archeologici. L’argentatura è considerata una placcatura perchè si verifica la sovrapposizione, con saldatura autogena o no, di un materiale metallico o ad un altro. Trattamenti a cui vengono sottoposti alcuni oggetti metallici realizzati con metalli nobili e non, come ad esempio: lo Sheffield (rame rivestito di argento) e il silver - plate (acciaio rivestito di argento). Oggi il tutto consiste nella placcatura elettromeccanica che riveste gli oggetti depositando su di essi un sottile strato di argento per via elettrica - galvanica.
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Cesello
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I ceselli sono piccoli scalpelli metallici non appuntiti, senza taglio che vengono battuti con il martello e servono per abbassare leggermente il metallo. Tracciata la decorazione mediante una punta sulla superficie interna di una lamina, si determinano dei volumi, senza generare truccioli o scorie. L'area del soggetto da realizzare, viene lavorata per definire meglio i volumi ed i contorni su entrambi i lati. I ceselli sono numerosi e personali, preparati da ogni singolo cesellatore in modo esclusivo.
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Coloritura
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Questo procedimento è antichissimo; testimonianze sicure ne sono numerosi oggetti antichi, così come i colori e le sfumature ottenibili. Si dà questo nome a qualsiasi trattamento chimico o galvanico capace di modificare il colore superficiale e caratteristico di un metallo o di una lega. Di conseguenza, si ottiene una colorazione diversa che talvolta non consente di decidere a vista della qualità del metallo di base. Spesso alla coloritura vengono dati nomi particolari come brunitura, ossidatura, argento antico…….Il risultato: dipende dalla qualità della composizione del materiale metallico, dalla ricetta impiegata e soprattutto dall’operatore che la esegue. Anzitutto, per una buona riuscita, è necessaria la sgrassatura e il decapaggio ossia: togliere tutto quanto aderisce alla superficie da colorare. Non meno importanti sono le fasi successive alla coloritura: lavaggio, eventuali spazzolature, asciugatura, oleatura. La coloritura consiste ed è limitata ad un strato superficiale così piccolo da non resistere all’abrasione.
Non lucida
Giapponese “shakudo”
Del platino in nero
Dell’oro in nero
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Doratura
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Operazione tecnologica per mezzo della quale si realizza il rivestimento di un oggetto di sostanza qualsiasi con uno strato di oro di sottile spessore. La doratura era nota in Egitto e presso i Greci ed i Romani i quali se ne servivano per impreziosire: mobili, armi, statue, vasi. Fu largamente usata nel Medioevo in pittura per: le aureole dei santi, i fondi di icone, i codici miniati, le tavole, gli affreschi e i fregi. L'oro poteva essere ammesso sui fondi, preparato con bolo d'Armenia o con mordente, in fogli molto sottili, oppure poteva essere macinato in polvere finissima, variamente diluito e poi steso sul pezzo da ricoprire. Prima della messa a punto delle tecniche elettrolitiche, la doratura veniva eseguita esclusivamente a fuoco o per placcatura. Il primo processo, adottabile solo con metalli, consisteva nello stendere nella superficie dell'oggetto un amalgama d'oro e mercurio; sottoponendo l'oggetto all'azione del calore, si provoca al volatilizzazione del mercurio, mentre l'oro restava fissato. Oggi è molto diffusa la doratura a “procedimento galvanico” con l'impegno di bagni elettrolitici speciali.
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Filigrana
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Conosciuta fin dall'antichità, questa tecnica si diffuse soprattutto nel Medioevo. I centri di maggior interesse furono: Venezia, Genova e molti paesi islamici. Nel secolo scorso ebbe grande fervore in Spagna ed in Olanda, mentre oggi è molto usata nel sud della Germania. La tecnica decorativa della filigrana consiste nel curvare od intrecciare sottili filamenti d'argento, riunendoli in punti di contatto con saldature. I fili d'argento possono essere semplici, cioè lisci, oppure perlati, cioè formati da una successione di sferette o piccoli grani. I fili d'argento si ottengono tramite una "filiera" o trafila i cui fori variano di forma e di dimensione a seconda delle necessità e della grossezza che si vuole ottenere. La filigrana può essere applicata sulla superficie liscia di un oggetto, oppure si forma una gabbia intrecciata a rete, che poi viene inserita "a camicia" sulla struttura dell'oggetto e prende il nome di: “filigrana a giorno”.
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Fondù ciselé
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Nel periodo napoleonico si diffonde in Francia una nuova tecnica di lavorazione degli argenti che prende il nome di "fondù ciselé". Questo procedimento mutato dai bronzisti, consiste nel fondere e poi cesellare separatamente alcuni elementi di uno stesso oggetto come, per esempio: il pomolo di un coperchio, i manici ed i piedini di appoggio, ed alcuni motivi ornamentali: come fregi, bassorilievi o medaglioni. Questi diversi elementi vengono in seguito assemblati tra loro sia tramite saldatura, secondo il metodo tradizionale; sia per mezzo di viti e di dadi abilmente mimetizzati fra loro. Questa tecnica comporta un'esecuzione più rapida e più facile rispetto al lavoro a sbalzo, segna l'inizio dell'industrializzazione della produzione degli argenti; permette infatti di realizzare più parti uguali degli elementi che compongono il pezzo e perciò di ottenere più soggetti uguali.
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Fusione
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Le principali tecniche fusorie applicate all’oreficeria sono:
A staffa: si ottiene incavando per pressione un’impronta in negativo di un modello da riprodurre, su apposita terra comunemente nota come "da fonderia", contenuta tra due staffe metalliche. Il modello viene tolto dalle staffe, si incidono poi i canali di alimentazione nella terra e le due
staffe vengono chiuse per passare all’essiccazione e alla colata del metallo fuso.
All'osso di seppia: si ottiene sfregando assieme , per spianare ed uniformare le due facce degli ossi di seppia, si pressa manualmente fra i due ossi il modello di cui si vuole ottenere la copia, si ottiene, il negativo, viene tolto il modello, si incidono i canali di alimentazione , si riaccoppiano i due ossi, si legano assieme con fili metallici e si passa alla colata del metallo nobile fuso.
Microfusione: conosciuta anche come: “fusione a cera persa”, è una tecnologia che viene impegnata per ottenere pezzi complicati che non potrebbero essere costruiti economicamente con altri procedimenti tecnologici. La tecnica della microfusione, consiste nel realizzare un modello in cera o in metallo leggermente maggiorato in relazione al ritiro dei materiali. Questo modello serve a preparare una conchiglia che generalmente è in gomma, dentro la quale viene iniettata una cera speciale si da ottenere i modelli secondari che a loro volta sono montati su supporti in cera , fino a formare un grappolo più o meno complesso, completo di colatuoi: tubi di colata ecc. Questi grappoli vengono piazzati entro dei cilindri nei quali si cola uno speciale “gesso ceramico” che indurendosi per la cottura costituisce la forma definitiva. Durante la permanenza in forno di cottura, avviene l'eliminazione della cera (ecco spiegato il termine "cera persa"), provocando cavità dalle superfici estremamente lisce, che riproducono esattamente la forma dei modelli originali in negativo. Le leghe ed i metalli nobili, preparati in precedenza e fusi in dosi precise con forni elettrici, vengono iniettati nelle staffe di gesso ancora calde prendendo così anch'essi le forme originarie. Ad operazione ultimata e avvenuta la solidificazione, i gusci di gesso vengono spezzati e gli eventuali residui di materiale ceramico, vengono completamente asportati mediante adeguati lavaggi. Scomposto il grappolo nei suoi singoli elementi, i pezzi ottenuti vengono impiegati all'uso a loro destinato.
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Incastonatura
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Termine usato per indicare la montatura delle pietre nei gioielli; i metodi e le tecniche più usati sono:
A giorno: quando la pietra è trasparente e si usano dei castoni che permettono di lasciar passare la luce dai lati e da sotto, per meglio sfruttare le caratteristiche di rifrazione della pietra.
A notte: quando le pietre non sono trasparenti ed i castoni possono avere il fondo e la bordatura laterale senza filetti di luce.
A griffe: quando le pietre sono rette da una corona di punte svasate internamente con estremità ripiegate.
All'inglese: quando le pietre sono trattenute da un bordo metallico rovesciato nella parte alta,
tramite battitura con ferri da cesello.
A pavé: montatura usata con pietre sfaccettate e sistemate l'una accanto all'altra; prende il nome dalle pavimentazioni.
A riviera o binario: quando le pietre sono montate l'una accanto all'altra, perfettamente allineate e sostenute in due punti soltanto da due rette parallele di metallo (da cui il nome dai binari della ferrovia).
Finta incassatura: è una sorta di incisione che generalmente si applica nei gioielli in oro bianco ed ha un disegno che tende ad imitare la configurazione delle pietre, e viene effettuata con colpi lucidi di bulino e palline.
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Incisione
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Si tratta di disegnare incidendo con una punta metallica una superficie d'argento. L'attrezzo usato è il "bulino": piccolo scalpello in acciaio composto da una punta tagliente e da un manico emisferico di legno. Viene usato anche per eseguire lavorazioni quali: il "niello" e "l'agèminatura". L’incisore esercita una pressione con il cavo della mano per ottenere così linee dalla diversa sottigliezza a seconda della pressione e dell'inclinazione del bulino sulla superficie. Interessante è osservare come mediante un tratteggio più o meno fitto si ottenga qualsiasi effetto di chiaro scuro.
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Niello
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Tecnica di decorazione, affine all'intarsio, sperimentata in epoca romana, fu tramandata, nella Costantinopoli bizantina e poi usata presso gli Arabi. Il procedimento ha inizio con l'incisione della lastra d'argento per mezzo di un bulino: (strumento in acciaIo appuntito) per predisporre dei solchi che formano un disegno. Questi solchi, vengono riempiti con "amalgama nerastro" composto da: argento, rame rosso, piombo e zolfo croceo. L'antico nome dello zolfo era "nigellum" da cui il termine etimologico "niello". Quando tale impasto si è raffreddato il piano della lastra d'argento viene accuratamente levigato. In tal modo, si fa risaltare il disegno dei solchi riempiti di "niello" sul fondo specchiante dell'argento, si ottiene così un contrasto assai gradevole. A seconda della composizione degli ingredienti dell'amalgama si possono ottenere disegni di colore diverso: grigio - azzurro, bruno o nero.
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Smalti
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Sono composti da silicati: (vetro) ridotti in polvere. La colorazione è ottenuta con l'aggiunta di ossidi metallici. La polvere, messa in sospensione nell'acqua, viene applicata nelle cavità o nelle superfici da decorare e, successivamente, fatta fondere in appositi forni. Diverse sono le tecniche e metodi di smaltatura che brevemente riassumiamo:
Champleve: consiste nell'applicazione degli smalti negli alveoli (vaschette) ottenute con incisioni ad incavo (scavate).
Cloisonne: la polvere degli smalti viene inserita negli alveoli creati da sottili strisce metalliche (gabbie) saldate al corpo dell'oggetto.
Traslucido: ha come base un metallo inciso o cesellato a basso rilievo (figurazioni) che viene ricoperto da smalto trasparente. Il variare della profondità delle incisioni e dei bassorilievi crea sorprendenti effetti di chiaroscuro.
Miniatura: si ottiene dipingendo con il pennello le varie polveri vitree sulla lamina metallica, precedentemente preparata con smalto di fondo (generalmente bianco) e contro smaltata, per evitare rotture e deformazioni durante le operazioni di cottura: (fusione) e di raffreddamento.
Cattedrale: tecnica nota come “a giorno” perchè ricorda le vetrate delle chiese gotiche. E’ ottenuta applicando lo smalto su intelaiature traforate. Durante la cottura lo smalto è trattenuto da lamine di mica: (minerale costituito da silicati; si trova in sottili lamine che hanno la proprietà di sfaldarsi).
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Placcatura
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Operazione che consiste nel ricoprire la superficie degli oggetti metallici con un sottile strato di altro materiale solido. A differenza della doratura o argentatura, la placcatura si effettua mediante “ancoraggio meccanico” di due metalli o leghe diverse. Questa operazione si rende necessaria quando si voglia ottenere una copertura con uno strato ad alta resistenza chimico meccanica o per la costruzione di oggetti di argenteria e di oreficeria che debbano rispondere ad esigenze di peso. In quest'ultimo caso, la placcatura di lamine di leghe preziose viene eseguita su metalli non nobili che fungono da supporto e consentono facilità di lavorazione e che vengono poi asportati chimicamente ad oggetto finito.
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Satinatura
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Operazione che consiste nel rendere opaca e di aspetto serico la superficie esterna di un oggetto, effettuata con un bulino o con mola molto fine.
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Sabbiatura
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La sabbiatura è un operazione meccanica che consiste nel rendere una superficie “granita” ossia capace di rimandare la luce in tutte le direzioni, ciò si definisce: riflettere la luce per diffusione. Questo effetto è determinato dagli innumerevoli crateri ottenuti per azione dei granelli di sabbia sull’oggetto. Nell’antichità, la sabbia agiva per caduta, in quanto veniva fatta cadere sulla superficie con appositi imbuti da un’altezza di circa 2 metri. Questo metodo antico e semplice risulta però poco pratico e sorpassato per le esigenze dei nostri giorni. Infatti oggi si usano impianti di sabbiatura che utilizzano l’aria compressa per lanciare l’abrasivo a pressione regolabile in ambiente chiuso, ed evitare rischi di silicosi all’operatore.
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Doratura
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Operazione tecnologica per mezzo della quale si realizza il rivestimento di un oggetto di sostanza qualsiasi con uno strato di oro di sottile spessore. La doratura era nota in Egitto e presso i Greci ed i Romani i quali se ne servivano per impreziosire: mobili, armi, statue, vasi. Fu largamente usata nel Medioevo in pittura per: le aureole dei santi, i fondi di icone, i codici miniati, le tavole, gli affreschi e i fregi. L'oro poteva essere ammesso sui fondi, preparato con bolo d'Armenia o con mordente, in fogli molto sottili, oppure poteva essere macinato in polvere finissima, variamente diluito e poi steso sul pezzo da ricoprire. Prima della messa a punto delle tecniche elettrolitiche, la doratura veniva eseguita esclusivamente a fuoco o per placcatura. Il primo processo, adottabile solo con metalli, consisteva nello stendere nella superficie dell'oggetto un amalgama d'oro e mercurio; sottoponendo l'oggetto all'azione del calore, si provoca al volatilizzazione del mercurio, mentre l'oro restava fissato. Oggi è molto diffusa la doratura a “procedimento galvanico” con l'impegno di bagni elettrolitici speciali.
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Sbalzo
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Tecnica già in uso nel III° millennio a.C. presso il popolo dei Sumeri, in seguito praticata anche dai Greci e dai Romani, è ancor oggi usata. Consiste nel ridurre l'argento in lamina sottile e quindi, far risaltare in rilievo le decorazioni mediante la modellazione "in negativo", cioè: dal rovescio. Si inizia con il tracciare la decorazione per mezzo di una punta sulla superficie interna di una lamina. In seguito, si applica la lamina su della resina o pece. Si procede alla battitura col martello, con ferri da cesello o con punzoni, in modo da realizzare il disegno in rilievo dall'una e dall'altra parte della lastra, fino ad ottenere i volumi desiderati. Data la naturale induritura del metallo, per evitare rotture, si rende necessario scaldare la lamina e poi lasciarla raffreddare lentamente. Si ottiene così la primitiva elasticità del metallo, senza alterarne le forme.
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Stampaggio
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Operazione meccanica per la quale, senza produzione di truciolo, si può sottoporre una lamiera o un massello metallico ad una o più trasformazioni, al fine di ottenere un oggetto avente una propria forma sia essa: piana, bombata, concava. L'operazione si ottiene mediante l'uso di attrezzi speciali detti stampi che, applicati su apposite macchine, agiscono sui pezzi mediante pressione statica o dinamica.
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Traforo
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Il procedimento consiste nel disegnare sulla lastra d'argento il motivo decorativo e poi procedere, con appositi seghetti, a togliere le parti di sfondo in modo da ottenere dei vuoti. Esistono due tecniche: “traforo a giorno” e “traforo incamiciato”. Il “traforo a giorno” permette di creare il vuoto passante. Visivamente, dà lo stesso effetto di un merletto. Per ottenerlo si incontrano alcune difficoltà nella realizzazione dei bordi dei "trafori" che non devono risultare taglienti, per cui si lavora con il cesello e la lima per creare dei profili "leggeri" e tondi. Il “traforo incamiciato” consiste nel trattare la lastra come nel "traforo a giorno" e poi inserire a pressione nei vuoti una forma d'argento liscia. In tal modo, si ottiene l'effetto di un merletto decorato.
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Voci del glossario |
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